Post con tag FriendFeed
Muupi.org: gli utenti Twitter valutano gli ultimi film usciti al cinema
3 mar
Su FriendFeed si scoprono sempre cose interessanti, e muupi.org è uno strumento web che ha delle potenzialità. Andando sul sito, in fase Beta, si trova la seguente descrizione:
muupi controlla la conversazione sui film al cinema tra gli utenti di Twitter, mostrando quanti te lo consigliano (in verde) e quanti ne sono rimasti delusi (in rosso)
In pratica uno strumento per valutare, secondo gli utenti di Twitter, se vale la pena o meno andare a vedere un determinato Film al Cinema.
Generazioni – Diverse
FriendFeed: inizio del declino?
26 feb
[Aggiornamento delle 13.00 il servizio è tornato disponibile]

Da questa mattina FriendFeed non è più raggiungibile, da l’errore 500 Internal Server Error.
Ora mi domando, dopo l’acquisizione da parte di Facebook, FriendFeed sta inesorabilmente decadendo? Sinceramente spero di No, anche se i dubbi sono tanti in giro per la rete.
FriendFeed è un servizio meraviglioso, un servizio Social intelligente e maturo in particolare per le persone che ci stanno al suo interno (ovviamente non tutte, ma la maggior parte), almeno per le persone che seguo personalmente.
Un articolo interessante da parte di Techcrunch sul “declino” di FriendFeed.
Aggiornamento da parte di FriendFeed su Twitter:
FriendFeed majorly down due to major power outage for multiple racks. Embarassing; we apologize, and we are working on it.
Generazioni-Diverse
Le aziende italiane si confrontano con i Social Network
20 ott

photo credit: Search Engine People Blog
In questi giorni guardo il “mondo” Social Network in un modo diverso, lo guardo come “impiegato” più che come utente. Non sono di certo un esperto, sono un semplice fruitore di questo “mondo”, e cerco di vedere come i Social Network potrebbero essere utili alle aziende italiane.
Navigando per la rete tra le pagine di FriendFeed, tra quelle di Twitter, e facendo un po’ di ricerche nella rete, capito casualmente, o forse volutamente, su un blog che ha attirato subito la mia attenzione. Il blog in questione è [mini]marketing.it curato da Gianulca Diegoli.
Dopo aver letto un po’ di post, nuovi e vecchi, tutti interessantissimi, almeno per me, la mia attenzione si sposta su la sezione “Libro”. Clicco e trovo un e-book dal titolo “curioso” “[mini]marketing, 91 discutibili tesi per un marketing diverso”.
Mi dico che se il titolo ha colpito la mia attenzione, sicuramente anche il libro sarà interessante, e di fatti si rivela tale, non per niente ho deciso di scrivere un post, magari anche di più, ma per ora partiamo con uno.
Ovviamente prima di partire, vorrei ringraziare a distanza Gianluca Diegoli per questo scritto, che ha reso in modo semplice, sintetico, e veloce cose molte aziende italiane non fanno, o forse meglio dire, cosa io non vedo fare (sapete ci sono persone permalose in giro).
Prendo spunto da tre frasi, non quelle che mi hanno colpito di più, ma sicuramente quelle che vedo come partenza:
Le persone si relazionano prima di tutto con altre
persone, non con aziende anonime. Incentivate le
persone in azienda a partecipare liberamente alla
conversazione, come singoli, senza divise e loghi. La
conversazione aziendale passa solo attraverso le persone.
La conversazione prenderà una forma che non
dipenderà dalla vostra volontà, dalle vostre linee guida
e dalla vostra pianificazione – a meno che non
vogliate farla emigrare altrove. In cui, comunque, di nuovo
prenderà una forma non prevedibile.
Nell’iniziare una conversazione, gli obiettivi aziendali
devono essere in ordine di importanza per la
comunità: ricevere un feedback per migliorare il prodotto e
incentivare lo scambio diretto di informazioni tra gli utenti.
Passaparola e posizionamento sui motori di ricerca
verranno di conseguenza al raggiungimento di quegli
obiettivi, ma non “sono” gli obiettivi.
E’ giusto bloccare l’accesso al web e ai social network in
azienda, se non avete intenzione di partecipare alla
conversazione nei prossimi dieci anni – oppure se preferite
spendere più avanti cento volte il costo del tempo utilizzato
in rete dai vostri dipendenti in formatori e consulenti, che
gli insegneranno ciò che avrebbero potuto imparare da soli.
Queste quattro tesi, delle 91 disponibili sul libro di Gianluca, mi portano ad una serie di considerazioni:
- Le persone che guidano le aziende Italiane hanno chiaro cosa siano le relazioni?
- Le stesse persone hanno chiaro cosa siano i Social Network e quale sia l’approccio corretto (io non lo so, ma, non guido nessuna azienda).
- Ci sono aziende che hanno una pro position Web, che non sanno sfruttare appieno questi strumenti, o meglio che vogliono sfruttarli in una maniera pessima; vi è mai capitato di vedere aziende arrivare su Twitter e scrivere 4 Tweets, inutili, in 6 mesi?; avete mai visto aziende arrivare su Facebook e aprire una pagina aziendale e rispondere ad un commento/richiesta fatta tramite quella pagina in 48/72 ore?
- Ma le linee guida di chi vuole diventare Social quali sono: aprire una pagina su Face Book, scrivere un Blog, entrare in Twitter e FriendFeed, senza sapere come e perché farlo, o peggio ancora senza nessuno che segua attivamente quelle pagine. (e non parlo di compagnie “tradizionali”, parlo di quelle che si definiscono Web).
- Quindi il cambiamento deve arrivare dal Managment ed essere spinto “dall’alto” verso il “basso”, o può arrivare dal “basso” e magari arrivare in alto; il Managmente è disposto a cambiare e “rischiare” o naviga a vista aspettando che il Social prima o poi si vede all’orizzonte.
Ci sarebbe ancora molto da dire, ma per questa volta mi fermo qui, e concludo con un’altra frase presa dal libro di Gianluca:
Nella vostra comunità troverete persone disposte a
usare il proprio tempo libero anche per il vostro
brand. Ma non per i soldi, né per qualche concorso a premi.
Qual è il vostro progetto per migliorare la loro vita, in modo
che possano in cambio darvi una mano?




